Il Vesuvio tra i rifiuti, s.o.s. delle guardie ambientali

via-pisacane-trecase-1“Senza telecamere e ronde continue non andiamo da nessuna parte”. Nelle parole di Sandra Ardito, comandante delle guardie ambientali “I falchi del Vesuvio”, c’è tutta l’amarezza e la rassegnazione di chi ama la sua terra e non riesce a capire per quale ragione si continua a sversare rifiuti di ogni genere all’interno della pineta vesuviana. Raccogliamo le sue parole di sconforto al termine dell’ennesimo sopralluogo che la volontaria ha svolto insieme ai propri collaboratori e all’esito del quale è stato rinvenuto l’ennesimo scempio ambientale.

Siamo nella parte alta di via Carlo Pisacane, quella che parte dalla strada provinciale panoramica e si inerpica fino al cratere. Una delle zone più belle e suggestive della fascia pedemontana del Vesuvio. Non molti anni fa si trattava di una delle località preferite dalle famiglie per la classica gita domenicale fuori porta o per il picnic di Pasquetta:  aria buona, vista mozzafiato, i vigneti che hanno reso celebre il nettare degli dei in tutto il mondo. D fronte a tanta bellezza si dovrebbe restare in silenziosa contemplazione. E invece accade quello che mai avremmo voluto raccontare.

La comandante riesce a stendo a trattenere l’emozione: “Ieri l’altro – afferma – abbiamo intercettato un furgoncino sospetto. Ci siamo mossi con grande cautela per evitare che il conducente si insospettisse. Abbiamo, poi, accertato che si trattava di un falso allarme”. Ma mentre le coraggiose guardie ambientali tornano al punto di partenza è arrivato il colpo di scena. I “falchi” hanno trovato una nuova discarica a cielo aperto. Difficile descrivere a parole lo stato d’animo di questi ragazzi che mettono a disposizione il loro tempo libero per proteggere quello che dovrebbe essere l’orgoglio di tutti i vesuviani.

Lo scempio è stato, ovviamente, circoscritto e fotografato, come richiede la procedura standard da seguire. Quello che il rapporto di servizio non può riportare è il senso di sconfitta e di vuoto: “C’è di tutto – spiega la comandante – scarti di lavori edili, selle di motorini, evidentemente rubati e smontati, giocattoli rotti, oggetti di plastica”. E, ovviamente, non mancano nemmeno residui di amianto che, come è noto, sono soggetti a regole ferree per quanto riguarda il loro smaltimento, atteso il pericolo che può derivare alla salute delle persone.

Di fronte ad uno spettacolo del genere si resta basiti. I “Falchi del Vesuvio” sanno di essere chiamati ad un compito arduo, perché si tratta di fronteggiare uomini e donne senza scrupoli che, diversamente da loro, non amano la terra in cui sono nati e cresciuti e sperano di poter restare fino alla fine. Quali soluzioni adottare? I volontari sono convinti che servono più telecamere. E, soprattutto, occorre predisporre veri e propri servizi di ronda, insieme alle forze dell’ordine dei comuni della fascia pedemontana del Vesuvio, specie negli orari più improbabili: “senza videosorveglianza e controllo dinamico – aggiunge la comandante – non andiamo da nessuna parte”.

E così, con la morte nel cuore, i falchi rientrano al comando per redigere il verbale, in attesa di riprendere il loro servizio.

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