Trecase celebra la Madonna dei motociclisti

Traffico in tilt, rombo di motori e fuochi d’artificio per la conclusione del pellegrinaggio su due ruote al Santuario della Madonna di Montevergine. Una tradizione che si ripete da ormai cinquant’anni a Trecase, da quando cioè Francesco Celentano, detto zi’ Ciccio, papà dell’ex consigliere e assessore Umberto e di Massimo, iniziò ad organizzare la “juta”, ossia la trasferta al Santuario mariano fondato da San Guglielmo da Vercelli in carrozza. Poi si è passati alla vespa e infine alla macchina. Oggi l’anziano si muove a bordo di un’auto su cui, con l’aiuto di familiari ed amici, viene collocata una copia del Quadro della “Mamma schiavona”, perché, anche simbolicamente, è la Madonna stessa che deve guidare i suoi “figli” durante il lungo tragitto verso l’abbazia. Oltre un centinaio di centauri hanno partecipato alla manifestazione di ispirazione religiosa.
Ad accoglierli, lungo le strade del centro storico e in piazza San Gennaro, il suono della campane e tantissimi cittadini desiderosi di vivere quello che, di fatto, è il primo momento di aggregazione prima della Festa patronale.
Chi, invece, non ha gradito il giubilo e gli eccessi dei motociclisti pellegrini, facilmente riconoscibili per la presenza sul cruscotto di una immagine sacra, sono stati gli automobilisti, costretti ad interrompere la loro marcia per consentire il transito del fragoroso carosello. La vicenda è finita su Facebook, i cui frequentatori abituali si sono divisi in due fazioni: da un lato chi ha apprezzato la chiassosa manifestazione di devozione popolare e dall’altro chi, invece, ha parlato di città in balia di orde di indisciplinati, stante l’assenza della polizia locale.
Come solitamente accade c’è una parte di verità in entrambe le ricostruzioni. Il pellegrinaggio è, senza dubbio, una tradizione da portare avanti e tramandare di generazione in generazione. E bene fanno gli esercenti commerciali, coordinati da Mimmo Sannino alias “la Briciola”, ad alimentare questa fiammella di devozione; tuttavia non è pensabile che nel 2019 le arterie principali di un paese ad altissimo rischio sismico possano restare paralizzate. Anche se per un motivo nobile come quello della dimostrazione di affetto filiale nei confronti della Vergine.
Di qui l’appello al sindaco ed alle altre autorità cittadine ad “istituzionalizzare” l’iniziativa che si svolge sempre il secondo lunedì di settembre, perché, a quanto pare, il primo collaboratore di don Ciccio, scomparso da tempo, gestiva una bottega da barbiere ed approfittava del giorno libero per potersi muovere più liberamente.
In questo modo anziché dare l’impressione di una “invasione”, il corteo festante entrerebbe in paese “scortato” dai solerti vigili urbani del capitano Gennaro Balzano, i quali, con la collaborazione delle altre forze a disposizione del comune, si attiverebbero anche per il posizionamento di transenne e segnali temporanei al fine di salvaguardare la incolumità dei pedoni e degli automobilisti. Il tutto andrebbe poi a concludersi con i fuochi d’artificio e con la sfilata per le strade del paese. Una maggiore organizzazione non rovinerebbe affatto il clima di festa e farebbe sicuramente piacere alla Madonna Nera che tutto può e tutto perdona.

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