Parco del Vesuvio, il sindaco contro le discariche: “l’area protetta va recintata”

 “Anno nuovo, nuovi sversamenti e scempio vecchio”. L’associazione ambientalista “Salute Ambiente Vesuvio” denuncia via Social l’ennesimo ritrovamento di una micro-discarica di rifiuti speciali nel Parco Nazionale. Gli sporcaccioni di turno sono entrati in azione in località Campanariello a Boscotrecase. Qui Vincenzo Marasco (Rete delle associazioni a difesa del Vesuvio) – marines bibliofilo che nel tempo libero non esita ad indossare il caschetto da ciclista con la microtelecamera incorporata per filmare gli scempi sulla Montagna – si è trovato di fronte a ulteriori, schiaccianti, testimonianze di inciviltà che, ahinoi, è bene sottolinearlo provengono da persone che ben conoscono i sentieri che dalla strada provinciale panoramica si inerpicano fino al cratere.

Le foto del rinvenimento sono state postate sulla pagina Facebook dell’associazione che da anni si batte per la tutela dell’area protetta del Parco e chiede la bonifica dei territori deturpati dai rifiuti. Le immagini sono molto chiare: lastre di eternit, residui di lavorazioni edili, pezzi di legno, oggetti di plastica.

Materiali che vanno portati via al più presto, ma, specie nel caso dell’amianto, utilizzando tutte le cautele del caso per evitare conseguenze sulla salute umana. Il fenomeno degli sversamenti abusivi che deturpano e intossicano la fascia pedemontana del Vesuvio non sembra arrestarsi e richiede una mobilitazione straordinaria sia sul piano della bonifica che su quello della prevenzione.

L’Ente Parco Nazionale fa quello che può: non a caso è attivo un impianto di videosorveglianza molto sofisticato; ma gli occhi elettronici, da soli, non bastano. Così come pure l’esposto che le associazioni ed i comitati hanno presentato in Procura. Qui servono iniziative concrete. Una proposta interessante arriva dal sindaco di Boscotrecase, Pietro Carotenuto: “Il Parco –  afferma il giovane titolare della fascia tricolore – deve eliminare una volta per tutte una grave anomalia”. Quale? “In altre zone  le aree protette sono chiuse. Perché questo non avviene qui da noi? Non basta sigillare l’accesso al cratere del Vesuvio per comprensibili ragioni di business. È necessario sigillare tutta la fascia a valle che rientra nel perimetro del Parco Nazionale del Vesuvio. Solo così si possono impedire gli sversamenti abusivi che normalmente avvengono di notte. A meno che non si voglia chiamare in causa l’Esercito Italiano e pattugliare tutti i sentieri”.

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