Un calcio al razzismo ed alla xenofobia sui campi dilettantistici della Campania

Il calcio, si sa, è lo specchio della società. Non a caso vi si riflettono le tensioni della nostra quotidianità e sempre più spesso emergono casi di razzismo e xenofobia. Ciò nonostante, c’è chi ha deciso di andare controcorrente e con la scusa dello sport promuove i valori dell’integrazione e dell’accoglienza. Un azzardo che sta dando i suoi frutti, a giudicare dai risultati lusinghieri che, non solo sul terreno di gioco, sta ottenendo il Villa Angela, squadra composta esclusivamente dai richiedenti asilo africani ospitati nell’omonima struttura di Terzigno e negli altri centri dell’area vesuviana gestiti da Massimo Esposito e dal suo staff.
La società ha vinto la prima edizione del “Quadrangolare dell’aggregazione”, organizzato nei giorni scorsi dalla società Cava United in collaborazione con il Supporters Trust Sogno Cavese e con l’associazione Don Bosco 200. Il merito dell’ennesimo successo ottenuto dalle “pantere” è della straordinaria fisicità degli atleti e del grande lavoro tecnico svolto dal mister Ciro “Chicco” Roselli. Solo uno sportivo del suo calibro – con un passato da calciatore e un palmares da allenatore di tutto rispetto – poteva raccogliere la sfida lanciata dal patron Massimo Esposito di mettere su dal nulla una squadra per far conoscere la realtà dei migranti ad un sempre maggiore numero di persone.
Non è stato facile, soprattutto all’inizio. “Diversi giocatori – racconta il coach – all’inizio di quest’avventura si guardavano in cagnesco, perché appartengono a nazioni in guerra tra loro. Ho dovuto faticare non poco a livello psicologico per costringerli a comportarsi come un gruppo”.
Un sacrificio che, alla fine, ha pagato. Oggi il Villa Angela è una realtà in ascesa nel panorama del calcio dilettantistico campano. L’anno prossimo la società si iscriverà al campionato di Seconda Categoria della Figc/Lega Nazionale Dilettanti. E molti nostri connazionali dovranno confrontarsi con questi funamboli del pallone con i polmoni d’acciaio, senza sapere che alcuni di loro sono stati selezionati da squadre professionistiche come il Chelsea, ma hanno dovuto rinunciare ai sogni di gloria per via dei conflitti o delle carestie.
Per ora le “pantere” stanno partecipando a tornei e competizioni amichevoli, facendo incetta di vittorie e, soprattutto, lasciandosi alle spalle tragedie personali e familiari. Molti ragazzi portano impressi sulla pelle i segni delle violenze subite prima di approdare in Italia. Ma di questo preferiscono non parlare. Così come fanno finta di aver rimosso le scene di morte cui, purtroppo, hanno assistito durante la traversata del Mediterraneo.
Bisogna pur andare avanti. Le performances sportive servono anche a questo. A cancellare traumi e tristezza. A Cava de’ Tirreni, dopo le finali, i vertici delle società organizzatrici, dimostrando una non comune sensibilità, hanno avuto la brillante idea di allestire il “terzo tempo” in stile rugbistico con gli atleti di tutte le squadre seduti allo stesso tavolo per il pranzo. Forse qualcosa sta cambiando…

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