Trecase in subbuglio per l’omelia pasquale del parroco

 

Il comune di Trecase, destinato, come tutti gli altri piccoli agglomerati urbani a scomparire (salvo accorpamenti con altre municipalità per la gestione consorziale di tutti i servizi), riscopre la sua naturale vocazione al chiacchiericcio. E così una semplice omelia pasquale diventa un caso politico in una realtà in cui, non ce ne vogliano i diretti interessati, di politica se ne fa davvero poca. Anche se la colpa va suddivisa equamente tra chi gestisce la cosa pubblica e noi che consentiamo l’accesso indiscriminato alla famigerata “stanza dei bottoni”. Ma veniamo al dunque. Nel corso della celebrazione della Domenica delle Palme il parroco di Sant’Antonio da Padova, 29512566_1530189850442474_4956188332733302192_ndon Federico Battaglia, giovane sacerdote originario di Torre del Greco (come la maggior parte dei sacerdoti chiamati a pascere le pecorelle dell’ex frazione di Boscotrecase…) pronuncia un testo molto interessante sia dal punto di vista tecnico che contenutistico. Dopo il saluto alle famiglie e alle autorità l’uomo di chiesa avvia una importante riflessione sulla natura del potere: “Gesù – dice correttamente – non impone un potere basato sulla violenza, sulla paura, sulla prevaricazione: dalla Croce nessun miracolo, nessun effetto speciale, solo uno straziante urlo che squarcia il velo del Tempio che nascondeva Dio, mostrandoci omelia-santantoniofinalmente chi è Dio veramente. Alla sua onnipotenza, Dio contrappone l’impotenza di un condannato, perché un Dio onnipotente è un distributore automatico di miracoli, mentre un Dio crocifisso, invece, può solo ricevere amore, senza poter dar più nulla se non il suo amore. Amare Dio per Dio stesso e non per quello che può fare per me”. E ancora: “Avere davanti a noi un Dio debole dà una spallata: a chi coltiva ancora il mito della forza, a chi – lasciato da una donna – riesce a risponderle solo con la bruta violenza, a chi – per una presunta identità culturale da preservare – elimina e appiattisce la ricchezza portata dallo straniero, a chi – forte della ascpropria tasca – impone regole di mercato a danno dei lavoratori. A tutto questo, il Figlio di Dio, vittima innocente del sopruso dell’istituzione civile e religiosa, risponde con un grido che sale dal profondo”. E qui, con grande efficacia comunicativa, don Battaglia cita “il grido di Imma Villani”, uccisa “da un marito figlio della mentalità del maschio che non può essere contraddetto e della femmina che deve sottomettere anche il cervello e la libertà al proprio carnefice”; quello di Antonietta Gargiulo, Pamela Mastropietro, e poi quello del senegalese Idi Dyene, ucciso dall’odio razziale di uno squilibrato, o dei sei sparati di Macerata a motivo del colore della pelle, Arnaud Beltrame, ucciso dal terrorismo jihadista, o di Beauty, migrante respinta al confine francese e morta dopo aver dato alla luce il suo bambino”. “Ma se ascoltate bene – aggiunge –  c’è l’eco di voci vicine che si alzano per gridare: è il grido dei nostri giovani, che non sognano il proprio futuro a Trecase, perché vivono in un paesino dove spesso le proprie sane aspirazioni non possono essere valorizzate e perseguite pienamente; è il grido dei migranti parcheggiati da troppo tempo dalla prefettura nel CAS al Rosone; è il grido del nostro paesino confuso, che da un lato si lamenta per i disagi causati dai lavori alla scuola, dall’altro non si rende conto del rischio che tra 7/8 anni possa chiudersi una delle due scuole primarie per la mancanza di iscritti (mancano i bambini, non sono stati fatti abbastanza figli!); è il grido delle nostre famiglie che nel lutto non riescono a vedere tutelato il diritto alla sepoltura dei propri estinti, preferendo ad essa la cremazione, evitando così fastidiose opportunità estorsive magicamente capaci di esumare ed estumulare giusto in tempo il cadavere da rimpiazzare, mentre il cimitero comunale fa fatica ad allargarsi nei tempi prestabiliti”. “Anche il recente risultato elettorale – conclude – ci ha mostrato come si senta forte l’esigenza di voltare pagina; per farlo serve la risposta generosa di ciascuno, oltre le vecchie e nuove fazioni politiche, oltre la mentalità del “si è sempre fatto così” e “l’hanno sempre fatto quelli là, perché dovrei farlo proprio io?”, oltre la grettezza da paesino chiuso, per impegnarsi nell’umiltà del servizio a chi è in difficoltà, non un impegno al fine di comandare su altri. La Chiesa fa il suo, le istituzioni civili e militari qui a Trecase ci sono vicine, condizione ideale per lavorare. Avanti, allora, tutti insieme, con la forza dell’amore crocifisso di Gesù!”. Fin, dunque, la “predica”. I Social hanno fatto il resto, costringendo il parroco a precisare su Facebook la portata di alcune affermazioni a nostro avviso chiarissime ed in linea con la Dottrina sociale della Chiesa cattolica (altra grande sconosciuta, anche da chi, per storia, tradizione personale e familiare, studi e ispirazione, dovrebbe, invece, conoscerla a menadito).

Si impongono alcune considerazioni.

  • Il cristianesimo non è una religione “da salotto”. Nel senso che, come spiega il Magistero della Chiesa e dei Papi, da ultimo Francesco, di fronte alle ingiustizie il cristiano ha il dovere di indignarsi. Il problema è che a furia di ingoiare bocconi amari (o avvelenati, nel senso che avvelenano l’anima) e di votare il meno peggio turandoci il naso, abbiamo perso l’abitudine di palesare il nostro disappunto; ci siamo assuefatti alla puzza della inefficienza o, peggio ancora, del degrado morale (il Santo Padre dice che tutto questo  “puzza”, anzi “spuzza”).
  • Siamo perfettamente consapevoli che la dialettica politica corrisponde al meccanismo – di matrice pirandella – del gioco delle parti (per cui se occupo un ruolo nella società o in politica devo indossare una certa maschera e dire determinate cose e, se mi trovo dall’altra parte della barricata, è opportuno che dica e faccia l’esatto contrario); tuttavia la comune appartenenza al territorio dovrebbe indurre protagonisti, comparse e suggeritori della “scena” politica a mettere da parte le ripicche e le (legittime) aspirazioni personali per realizzare, di tanto in tanto, il famigerato “bene comune”;
  • Pretendere da chi occupa ruoli apicali nell’amministrazione pubblica locale decisioni, anche difficili, per mettere fine a scempi od a comportamenti che si ripercuotono negativamente sulla vita della comunità è l’unico atteggiamento giusto per cambiare le cose che non vanno.

Se, dunque, vogliamo dare un senso, anche “politico”, vale a dire legato alla vita sociale, alla Festa che celebriamo oggi dobbiamo bandire una volta per tutti l’ipocrisia e affrontare i problemi che ci sono in un’ottica completamente diversa. A noi non interessa sapere di chi è la colpa della pessima pavimentazione stradale (per l’accertamento delle responsabilità l’ordinamento prevede un organo autonomo ed indipendente), tuttavia è intollerabile che alcune arterie (pensiamo a via Regina Margherita), siano ripetutamente oggetto di interventi non risolutivi. E che dire di “largo” San Gennaro – che qualcuno si ostina a definire piazza in dispregio alle più elementari regole del buon senso – area di sosta selvaggia ed indiscriminata, dotata di fontana non funzionante ed assolutamente inutile. Senza dimenticare il campetto che si trova nei pressi della ex scuola media. Il comune lo ha opportunamente recuperato. E grande merito deve essere riconosciuto all’amministrazione. A quanto pare dovrà essere affidato ad un concessionario. E fin qui “nulla quaestio”, come direbbero i romani.  Ma a chi compete la vigilanza dell’impianto? Possibile che nessuno si sia accorto (nemmeno attraverso l’impianto di videosorveglianza) che, ormai tutti i giorni, ragazzini di varie età, con tanto di divisa e scarpette chiodate, vi si radunano per le loro gare. Se qualcuno dovesse farsi male chi ne risponderebbe?  L’elenco potrebbe continuare.Qui non si vuole mettere sul banco degli imputati la classe dirigente locale, prodotto “ibrido” delle ultime elezioni comunali, piuttosto intavolare un dibattito su come stilare un elenco di priorità per migliorare, tutti insieme, maggioranza e opposizione sia quella istituzionale che quella “social”, la vita dei trecasesi. E qui torniamo all’omelia. Perché il benessere materiale va di pari passo con quello spirituale.

Se il corpo sta male anche l’anima ne risente. E quella dei trecasesi, in vista delle amministrative prossime, val bene una Messa…

 

 

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *