Trecase, sos al sindaco: “Netturbini a rotazione per aiutare i disoccupati”

Un appello al sindaco Raffaele De Luca ed alla ditta che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti per dare la possibilità ai disoccupati del territorio di lavorare “a turno” così come avviene in altre realtà. Amalia Bevilacqua e Salvatore Laura, una coppia di Trecase con tre figli ancora minori a carico, hanno inscenato una manifestazione di protesta davanti all’ingresso del comune in via Manzoni. Sono rimasti per ore sull’uscio dell’ex Oratorio, urlando la propria disperazione per far arrivare la voce fino al piano nobile del Palazzo dove si trova l’ufficio del primo cittadino e quello della segretaria generale del Comune, Elena Setaro.

A far scattare la mobilitazione della famiglia – che vive in un prefabbricato in via Carlo Pisacane – la notizia dell’assunzione di un lavoratore in età avanzata da parte del Consorzio Gema che si è aggiudicato la relativa gara già da un po’ e con i propri mezzi espleta il servizio in tutto il paese. “Non abbiamo nulla nei confronti della persona in questione – hanno spiegato marito e moglie, accompagnati da altri parenti che li supportano nelle esigenze quotidiane – ma riteniamo che sia doveroso da parte delle istituzioni dare la possibilità anche ai senza lavoro di 7641ba11-3dbc-478a-a69e-9983b68109e8Trecase di provvedere in maniera onesta ai bisogni dei propri congiunti”.

“In casa – racconta la 37enne, con lo sguardo fiero di chi sa che sta lottando per difendere un diritto – siamo in cinque. Mio marito è un disoccupato di lunga durata. Si è sempre dato da fare per cercare di sbarcare il lunario, ma, nonostante la buona volontà, la nostra situazione non è andata incontro ad alcun miglioramento, anzi, col passar del tempo, è peggiorata. Nel frattempo siamo venuti a sapere, per vie traverse, che si è aperto e chiuso uno spiraglio che ci avrebbe dato un po’ di ossigeno. Come è avvenuta la scelta?”.

L’unica strada percorribile sarebbe quella della turnazione in base a criteri predefiniti che eviterebbe qualsiasi influenza o tentativo di dirottare la scelta su soggetti segnalati: “L’impresa ha bisogno di personale? – si domandano Amalia e Salvatore – si faccia una graduatoria tra tutte le persone interessate che abbiano i requisiti per poter accedere. In questo modo nessuno sarà travalicato e tutti avranno la possibilità, alla luce del sole e senza spinte, di sostenere la famiglia, anche se per un arco di tempo limitato”.

A chi gli ha fatto notare che la società, non essendo pubblica  non ha obblighi del genere, i due coniugi hanno replicato che la politica può, però, creare le condizioni per raggiungere un traguardo del genere: “Se così non fosse – ha aggiunto, Salvatore,  apparso particolarmente provato – come mai quando si avvicinano gli appuntamenti elettorali tutti si ricordano della mia famiglia e vengono da noi a chiedere sostegno, promettendo di tutto di più”.

Di qui l’appello: “il lavoro è un diritto, aiutateci ad esercitarlo. Ne va della nostra salute e del futuro dei nostri figli. Evitate che si arrivi ad una guerra fra poveri che non servirebbe a nessuno. Se c’è un po’ di lavoro, anche precario, è giusto che venga ripartito tra i disoccupati storici del comune in cui viene effettuata la raccolta dei rifiuti solidi urbani. In altri comuni si dà la possibilità ad ex detenuti di esercitare l’attività di operatore ecologico per brevi periodi. Dobbiamo finire in galera per portare a casa qualche euro per mangiare?”.

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