Torre Annunziata, il risveglio culturale è il vero miracolo della Madonna della Neve

 “La cultura e l’arte sono stati degli strumenti formidabili per lo sviluppo di questo quartiere ormai rigenerato: da questo punto di vista possiamo dire che la Madonna della Neve ha fatto il miracolo”. È risaputo che gli uomini di chiesa sono molto cauti nell’utilizzo di certe parole che fanno pensare ad un coinvolgimento diretto dell’ultraterreno nel campo della vita reale. Ma se monsignor Raffaele Russo, parroco rettore della Basilica pontificia dell’Ave Gratia Plena – che non è certo l’ultimo arrivato in campo ecclesiastico – decide di spazzare via questo tabù, allora significa che qualcosa di straordinario, nel senso letterale del termine, in questa parte di Torre Annunziata dimenticata da taluni uomini di potere (ma non certamente da Dio) è davvero avvenuto.

Il presule – intervenuto nel corso della conferenza di presentazione di due interessanti volumi (curati da Vincenzo Marasco e da Lino De Gregorio) nella Congrega del Suffragio delle Anime, attigua al grande complesso basilicale – ha voluto ripercorrere un po’ la storia degli ultimi anni, caratterizzata anche da critiche e maldicenze che non hanno mai scalfito la ferma volontà del pastore di trasformare l’edificio di culto in un “ospedale da campo” per le fragilità del territorio, così come vuole l’insegnamento di Papa Francesco.

“In questi anni – ha proseguito – abbiamo svolto un grandissimo lavoro sul territorio, riportando alla luce le bellezze e le tradizioni del passato, andando alla radice della pietà popolare che caratterizza le due straordinarie feste del 5 agosto e del 22 ottobre”. E qui il parroco ha voluto sottolineare un aspetto fondamentale di questo percorso di crescita: “il nostro rione è cresciuto certamente grazie all’attività delle forze dell’ordine, che ringraziamo per la loro presenza quotidiana, ma anche in ragione dell’impegno di una comunità che si è ritrovata ai piedi della Madonna della Neve, invocando il suo aiuto e la sua misericordia”.

Infine monsignor Russo ha passato in rassegna le varie iniziative promosse in collaborazione con le associazioni ed ha ricordato l’importanza del Teatro “San Francesco di Paola” in via Roma, definendolo “fiore all’occhiello della città”: “Il teatro non deve essere considerato fine a se stesso, ma deve realizzare un’attività che ha uno scopo educativo di formazione umana e d’orientamento, perché aiuta le persone ad affrontare con maggior sicurezza la realtà sociale in cui vivono e li sostiene nel loro lavoro di crescita. In questo senso è uno strumento educativo fondamentale per restituire centralità all’essere umano in tutte le sue componenti, fisiche e spirituali, nell’ottica di un nuovo umanesimo”.

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