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Trecase, operatori ecologici sul cornicione del comune per protesta

protestaUna decina di operai della ditta Sagi di Torre del Greco, la società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti per conto del comune di Trecase, sono saliti sul cornicione del municipio per protesta in quanto da quasi quattro mesi non percepiscono lo stipendio. Una situazione che ha messo in ginocchio 17 famiglie della zona che non sanno a che santo votarsi per far fronte alle incombenze quotidiane.  A quanto pare la ditta non avrebbe ancora presentato il Durc, ossia il documento che attesta la regolarità contributiva.  Questa situazione di trascina da alcune settimane senza esito.

Dopo aver atteso invano che i vertici della società mantenessero l’impegno a saldare il debito i netturbini di Trecase hanno deciso di inscenare una protesta clamorosa per richiamare l’attenzione della classe politica e dell’opinione pubblica.

Il sindaco Raffaele De Luca ha riunito nel suo ufficio al primo piano del Palazzo di città i funzionari responsabili del servizio per cercare trovare una via d’uscita. La risoluzione del contratto viene considerata come extrema ratio, in quanto se l’ente dovesse attivare la procedura le maestranze si troverebbero a dover attendere diversi mesi prima di ottenere il pagamento delle relative spettanze.

Di qui la richiesta di convocazione di un tavolo in Prefettura con la partecipazione, oltre che della società e del comune, delle organizzazioni sindacali di categoria. L’Ufficio territoriale del governo ha dato il proprio assenso. Il vertice si svolgerà l’8 giugno prossimo.Nel frattempo gli operatori ecologici attendono una boccata d’ossigeno. In molti non sanno come sbarbare il lunario. Alle 11,30 un dirigente della Sagi dovrebbe raggiungere gli uffici del comune nel tentativo di placare gli animi. I lavoratori si attendono un acconto sulla maggior somma.

Tra i manifestanti c’è anche Carmine Salvatore. La sua è una vicenda ancora più drammatica. Un mese fa circa l’uomo si è visto demolire la propria abitazione costruita circa venti anni sulla strada provinciale panoramica e adesso vive alla giornata chiedendo ospitalità a parenti ed amici. Invano sta chiedendo di poter essere collocato a riposo, avendo raggiungo i 70 anni: “Solo con la pensione – dice, trattenendo le lacrime con grande dignità – potrei pagare l’affitto per dare una casa ai miei figli ed ai miei nipoti”. Da pochi giorni al danno si è aggiunta la beffa: “Nonostante non percepisca da circa quattro mesi lo stipendio spiega – mi è arrivata una ingiunzione di pagamento di quattromila euro per il pagamento delle spese processuali. E mi hanno anticipato che di qui a poco  arriverà anche il conto della demolizione”. “E pensare – aggiunge – che per vent’anni ho pagato regolarmente le tasse e le utenze; se avessi messo da parte quei soldi a quest’ora sarei proprietario di una casa in centro”. Salvatore si sente vittima di una grave discriminazione e di una ingiustizia e non lo manda certo a dire: “Si è voluta colpire una famiglia già duramente provata dalla vita. Mi moglie è disabile e allettata. Non so a chi santo rivolgermi”. Di qui l’appello: “Vi prego aiutatemi prima che compia una strage per disperazione”.