Legge sul “Dopo di noi”, dalle Acli progetto per aiutare le famiglie indigenti del Sud

aclidi Bruno Cammarota*

Dopo il varo della legge sul “Dopo di noi”, avvenuto poco più di due mesi fa, molte sono state le critiche e le polemiche derivanti dalla mancanza di norme a reale tutela delle fasce povere della popolazione diversamente abile, soprattutto meridionale, dove la carenza di strutture adeguate è cronica. La legge è imperniata principalmente sul sistema del “Trust”. Chi ha un bene lo aliena a favore del congiunto disabile che ne usufruirà, tramite un garante, quando resterà solo al mondo. E chi non ha nulla? La normativa dice esplicitamente di usare le strutture esistenti. Quali? E quante? E dove? Parlando sempre delle nostre zone ci si accorge che, dove ci sono, non sono certo sufficienti a supportare una richiesta ben più alta dell’offerta. A questo punto è nata l’idea come Acli di venire incontro a tali esigenze varando un progetto che vede coinvolte quattro province e buona parte del territorio nazionale perché, come si può ben comprendere, nessuno deve essere escluso. L’idea che sta prendendo forma in questi giorni è una forma di mutualità che vede coinvolte direttamente le famiglie e parte dalla fondazione di un’ala dell’associazione che ha preso il nome di Acli4d, dove le quattro “D” stanno a significare: Difendere i Diritti dei Disabili ogni Dì. L’iniziativa è nata grazie al sottoscritto ed un altro componente della Presidenza delle Acli metropolitane di Napoli, l’avvocato Maurizio D’Ago che, unitamente al Presidente Gianvincenzo Nicodemo, hanno dato una svolta decisiva creando, allo stesso tempo, un asse con Roma, Milano e Trieste. Il 26 maggio scorso, a Milano, presso la sede provinciale delle Acli, il Presidente Paolo Petracca delle Acli Milanesi, in rappresentanza del Nazionale di Roma, Erica Mastrociani, Presidente delle Acli di Trieste, Andrea Villa, rappresentante per Milano-Monza-Brianza, Gianvincenzo Nicodemo e Bruno Cammarota per Napoli, hanno dato vita in modo ufficiale al progetto. Oltre all’auspicabile creazione di case-famiglia, già esistente in numero congruo al Nord, ma praticamente assenti al sud, si è pensato ad una forma di mutualità a fondo garantito per permettere comunque un’esistenza dignitosa alla persona non autosufficiente nel momento in cui resterà sola o che comunque non potrà più essere assistita per infermità o anzianità dei congiunti o per qualsiasi altro valido motivo.
La famiglia mette da parte un fondo che sarà garantito da una terza parte, si è pensato alla Diocesi di appartenenza, e che avrà il controllo sia da parte del garante che delle famiglie cointeressate, con cadenza mensile, secondo le possibilità. E chi non può? La comunità di appartenenza (parrocchia, chiesa evangelica, associazione locale, comunità laicale, ecc.) “adotta” il disabile versando, secondo le possibilità (anche un solo euro!), una quota mensile che servirà allo scopo. Se, nel corso del tempo, la persona adottata dovesse venire a mancare, la cifra non andrà mai persa ma destinata ad un’altra persona della stessa comunità o, in mancanza, al sostentamento globale della casa-famiglia creata in zona. “È un’idea che sposiamo in pieno”, ha affermato Paolo Petracca, “perché rende viva l’idea di solidarietà e di vicinanza sociale che da sempre caratterizzano la nostra Associazione”. “La concretezza – dice Erica Mastrociani, componente della Direzione Nazionale, oltre che Presidente delle Acli Triestine – deve distinguere le nostre azioni che non devono fermarsi a semplici idee ma devono essere una risposta ai bisogni delle fasce più deboli, da nord a sud, senza limiti, senza pregiudizi e, soprattutto, senza differenze”. Il Presidente delle Acli metropolitane di Napoli ha mostrato soddisfazione: “Da Napoli è partito un segnale forte che si impernia su un senso di solidarietà nazionale che raramente si è osservato in precedenza. Troppe sono le carenze nei servizi sociali che dovrebbero essere, invece, la solida base di un paese civile e che vuole essere all’altezza di un’Europa a misura di persona, in particolar modo, di persona diversamente abile”. Nei prossimi giorni sarà resa nota la stesura ufficiale del progetto.
*Dirigente Acli e scrittore

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