Incendi sul Vesuvio, presentati i primi risultati dello studio realizzato dalla Facoltà di agraria della “Federico II”

 

pnvNel 2017, i boschi dell’Italia meridionale sono stati interessati da numerosi incendi, esacerbati dal decorso estremamente arido della stagione primaverile-estiva. Nel Parco Nazionale del Vesuvio oltre il 50% della superficie forestale, equivalente a oltre 3.000 ettari di foresta, è stato percorso dal fuoco. Circa 500 ettari di pinete mature di pino domestico e pino marittimo, altamente suscettibili al fuoco, sono state completamente distrutte dal fuoco. molti ricercatori del Dipartimento di Scienze Agrarie (Università di Napoli Federico II) sono stati coinvolti in un progetto volto a ridurre i rischi connessi all’uso delle aree e dei percorsi turistici e al ripristino dei servizi eco-sistemici con un approccio fortemente interdisciplinare. «Dopo gli incendi dell’estate scorsa – dichiara il presidente Agostino Casillo – era necessario uno studio scientifico dettagliato per verificare gli impatti del fuoco sulle diverse aree del Parco e i relativi habitat naturali. Grazie alla Convenzione, siglata tra Ente Parco nazionale del Vesuvio e Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II finanziata con risorse proprie dell’Ente Parco, abbiamo investito i massimi esperti in materia che hanno presentato i primi risultati dello studio che stanno approntando». «Questo studio – continua Casillo – servirà ad avere le indicazioni necessarie pnv-2che come Ente Parco daremo, per quanto di nostra competenza, ai proprietari dei fondi danneggiati come linee guida da seguire per gli interventi post-incendio». Secondo gli studiosi gli obiettivi principali del progetto di restauro ambientale sono: i) analisi della gravità degli incendi attraverso immagini satellitari e dati raccolti sul campo; ii) analisi del rischio idrologico post-incendio; iii) aggiornamento degli scenari di rischio post-incendio in seguito al cambiamento della struttura e del carico del combustibile post-incendio (ad es., biomassa legnosa bruciata, copertura di erbe e arbusti); iv) pianificazione della gestione forestale per facilitare il recupero di specie arboree autoctone e pianificazione dei rimboschimenti mediante materiale di propagazione autoctono prodotto nei vivai locali; v) comunicazione alle popolazioni locali.Lo studio in corso introduce un approccio fortemente interdisciplinare volto a misurare l’effetto dell’incendio, oltre che sulla foresta stessa, sull’insieme di tutti i servizi ecosistemici. Gli obiettivi principali del progetto di restauro ambientale sono: i) analisi pnv-3della gravità degli incendi attraverso immagini satellitari e dati raccolti sul campo; ii) analisi del rischio idrologico post-incendio; iii) aggiornamento degli scenari di rischio post-incendio in seguito al cambiamento della struttura e del carico del combustibile post-incendio (ad es., biomassa legnosa bruciata, copertura di erbe e arbusti); iv) pianificazione della gestione forestale per facilitare il recupero di specie arboree autoctone e pianificazione dei rimboschimenti mediante materiale di propagazione autoctono prodotto nei vivai locali; v) comunicazione alle popolazioni locali. Sono state, inoltre, definite linee guida a lungo termine che garantiscano una successione post-incendio con specie autoctone, resistenti e resilienti al fuoco e linee guida sugli interventi di ingegneria naturalistica finalizzati alla riduzione del rischio idrogeologico.

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