Incendi, i rifugiati sentinelle sul Vesuvio

di Carmine Alboretti

incendio-bisDa una parte lo scempio ambientale, dall’altro l’amore per il bello che non ha confini, né latitudini. Le fiamme che hanno avvolto, nei giorni scorsi, la fascia pedemontana del Vesuvio, hanno, in qualche modo, abbattuto le barriere ed unito soccorritori, residenti e non in un unico grande abbraccio contro chi non ama questo territorio.
Diciamolo chiaramente: i piromani sono fatti della stessa pasta dei rapinatori, dei ladri, di chi taglieggia gli esercenti commerciali o sfrutta gli essere umani. Sono criminali a tutto tondo, perché solo dei delinquenti della peggior risma possono cancellare un patrimonio naturale che non ha eguali nel mondo.
I danni causati dai vari focolai dolosi – perché c’è una regia dietro i vari episodi – non sono quantificabili. Bisognerà piantumare gli alberi andati in fumo, ripopolare di animali l’area andata in fiamme. Ma soprattutto dare una mano a chi ha perso la casa o l’unico mezzo di sostentamento. Senza dimenticare le perdite per il comparto turistico e commerciale che ruota attorno al Vesuvio e dà lavoro a tante famiglie che, d’ora in avanti, non vedono più con fiducia il futuro davanti a loro.
Ai carabinieri ex forestali il compito di fare chiarezza per assicurare i responsabili alla giustizia. La repressione, però, da sola non basta a fronteggiare situazioni come quelle che si sono verificate nei giorni scorsi. Ecco allora che spicca il ruolo della prevenzione.

In questo contesto si inserisce una proposta di grande interesse lanciata da Massimo Esposito, direttore generale de “Il Rosone/Villa Angela”, cui fanno capo i centri di accoglienza per migranti e richiedenti asilo di Terzigno e Trecase.
Il manager ha, infatti, lanciato l’idea di coinvolgere direttamente i migranti nell’opera di avvistamento degli incendi sul Vesuvio. Con una efficace azione di sorveglianza, infatti, si può intervenire tempestivamente nei vari punti della pineta, quando ancora la portata delle fiamme consente di agire, senza dover attendere l’intervento dei mezzi aerei di soccorso con notevole dispendio di energie fisiche ed economiche.
Già durante l’emergenza Esposito ha costituito una squadra di volontari africani, armati di pale e flagelli, che hanno supportato l’azione dei vigili del fuoco e della protezione civile, senza mai tirarsi indietro, come se si trattasse di difendere la loro terra. “I nostri ragazzi – prosegue Massimo Esposito – si sentono parte integrante di quello che accade dalle nostre parti ed hanno voluto dare un piccolo contributo alla straordinaria macchina dei soccorsi che è stata messa in piedi dalla Prefettura di Napoli, in collaborazione con i comuni e le forze dell’ordine”.
Ecco l’ennesimo esempio di integrazione ai piedi del Gigante, amato persino da chi è nato e cresciuto a centinaia di migliaia di chilometri di distanza e dalla nostre parti ha trovato la forza di ricominciare a vivere ed a sperare. Un attaccamento che, invece, è mancato – e manca – del tutto ai facinorosi che, con le tecniche più disparate, hanno seminato panico e distruzione, spingendo alcuni sindaci, come quello di Trecase Raffaele De Luca, a sgomberare le abitazioni minacciate dalle fiamme.

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