Elezioni comunali e … segnali dall’alto

stanza-sindacoTanti secoli fa l’elezione del Vescovo di Roma non avveniva attraverso il Conclave, ma con un turno elettorale vero e proprio che coinvolgeva il popolo e il clero locale. Spesso accadeva che, nel corso dell’assise, venissero esaminati i nomi di personaggi nobili ed illustri, prima di individuare la cerchia ristretta e, infine, il nome del prescelto. Quest’ultimo assumeva l’appellativo di “Papa” dal greco πάπας, cioè papà, in senso familiare ed affettuoso.

In qualche caso, poi, era il predecessore a indirizzare, in qualche modo, la scelta. Lino, ad esempio – che spesso sostituì Pietro durante i periodi di assenza dall’Urbe – fu naturalmente eletto come suo successore, divenendo il primo Papa europeo della storia della Chiesa Universale. Era, infatti, originario della Tuscia.

I primi Papi non se la passavano bene: spesso venivano uccisi a causa delle continue persecuzioni degli imperatori.

Il cronista Eusebio nella “Historia ecclesiastica” (VI, 29, 1-4) raccontò che nel 236, dopo la morte di Papa Antero, al soglio pontificio fu eletto un tale di nome Fabiano. L’uomo, un semplice contadino, giunse a Roma proprio durante lo svolgimento dell’assemblea. Mentre gli astanti erano impegnati a discutere sui possibili pastori, una colomba si posò sul suo capo. Ai presenti l’immagine ricordò la scena evangelica della discesa dello Spirito Santo su Gesù al momento del Battesimo e così, “divinamente ispirati”, lo scelsero all’unanimità, nonostante fosse un laico. Stando alle fonti, Fabiano esercitò il ministero petrino per quattordici anni con grande acume e determinazione, meritando la gloria del martirio e l’apprezzamento di fedeli e Padri della Chiesa.

Fatte le debite proporzioni, anche le imminenti elezioni amministrative registrano l’impegno della comunità nella ricerca di un πάπας , di un “papà”, vale a dire una guida sicura ed autorevole che prenda le decisioni necessarie per il bene comune. È evidente che non si tratta di una strada da imboccare a cuor leggero, nel senso che bisogna valutare la qualità dei programmi, la coesione interna delle liste, la capacità dei singoli di lavorare per il raggiungimento degli obiettivi.

Insomma, occorre ragionare con calma, mettendo da parte i personalismi e, soprattutto, valutare l’attitudine di ciascun candidato sindaco di avere una visione prospettica della realtà. In questo contesto ci farebbe proprio comodo un “intervento” dall’alto, un po’ come quello che indusse i romani a preferire lo sconosciuto Fabiano ai potenti dell’epoca. Domani mattina, perciò, prima di andare al seggio, riflettete bene sulla vostra scelta. E, soprattutto, non vi dimenticare di volgere lo sguardo verso l’alto. Non si può mai sapere…

Buon voto a tutti e in bocca al lupo a quanti avranno l’onore e l’onere di rappresentare i propri concittadini.

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