Chef trecasese protagonista agli Scottish Italian Award

 chefUn ristoratore di Trecase si è aggiudicato il titolo di “Best Family Restaurant” (Migliore ristorante a gestione familiare) agli “Scottish Italian Awards”. Ciro Cirillo, originario di via Capitano Giuseppe Rea, ha lasciato l’Italia nel 1992, dopo essersi diplomato all’Istituto Alberghiero di Vico Equense con il papà del corpulento principe dei fornelli Antonino Cannavacciuolo. “Sono andato prima in Svizzera da mio cugino a lavorare in un ristorante come cameriere  e pizzaiolo – racconta a Metropolis – lì ho conosciuto mia moglie che è scozzese. Dopo tre anni abbiamo deciso di trasferirci in Scozia”. L’ennesimo trasbordo non ha interrotto la durissima gavetta: “ho sempre lavorato nei ristoranti italiani fino a quando, nel 2004, decido di aprire un locale insieme ad un amico”. L’avventura va avanti fino al 2007. Quando il sodalizio si interrompe, l’esule vesuviano prende in gestione un altro ristorante a Callander ma a maggio dell’anno scorso un incendio distrugge tutto. La famiglia Cirillo non demorde (“Siamo vesuviani, non ci arrendiamo mai”) e si sposta a nella zona del Loch Tay , uno dei laghi più profondi della Scozia. Dopo poco apre il “Ciro’s @ Loch Ta”, dove oltre al titolare lavorano la moglie, i figli ed altre quattro persone. I clienti apprezzano la qualità dei prodotti made in Italy e iscrivono il locale agli “Scottish Italian Awards” come “ Best Family Restaurant” e anche come “ Best Trattoria”. Nei giorni scorsi la cerimonia ufficiale con l’annuncio della vittoria. Ciro scoppia in lacrime sia per il premio – che corona anni di sacrifici e rinunce – che per la personalità scelta per consegnargli il riconoscimento: lo chef pizzaiolo Gianfranco Iervolino, nato a Torre Annunziata, ma cresciuto a Trecase all’ombra del campanile di San Gennaro: “ci conosciamo dall’infanzia. È stata per me una grande emozione ritrovarlo in un’occasione così bella. Anche se sono un po’ più grande di lui giocavamo a pallone per le strade e frequentavamo gli stessi posti. Io facevo il ministrante a Sant’Antonio e lui a San Gennaro”. “Lavoro da solo in cucina – spiega il premiato – mi occupo io della ricerca della materia prima e mi sforzo di usare quasi tutti prodotti italiani, tra cui il nostro pomodoro. Penso che sia stata premiata la nostra dedizione e il fatto che, da solo, riesco a gestire una media di ottanta coperti a sera. Cucino piatti della mia terra ma che stuzzicano anche il palato scozzese”.

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