Boscotrecase, scarcerato Luigi Di Martito. L’avvocato: ha vinto lo Stato di diritto

ccDopo trenta anni di detenzione il boss Luigi Di Martino, meglio noto come Gigino o’ benzinaio, 64 anni, di Boscotrecase, lascia il carcere per i domiciliari in una cittadina del Nord. La decisione è stata adottata dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, dal momento che l’uomo è stato detenuto finora nel Carcere di Milano Opera.
Un provvedimento, quest’ultimo, legato al complesso quadro clinico della persona – ultimo esponente di spicco della Nuova Famiglia di Carmine Alfieri, clan ormai disciolto, a seguito dei numerosi arresti delle forze dell’ordine – ed alla pericolosità sociale pressoché sfumata, essendo Di Martino ormai lontano anni luce dal mondo di cui un tempo faceva parte, occupando un ruolo di primissimo piano.
La svolta inattesa si deve al lavoro certosino dell’avvocato Luigi Servillo del Foro di Torre Annunziata che è riuscito ad ottenere un risultato che, a molti, sembrava davvero irraggiungibile.
Ci sono voluti mesi e mesi di ricerche, udienze, colloqui in carcere, acquisizione di documenti e verbali processuali e, soprattutto, un esame accurato della documentazione medica elaborata dal consulente tecnico di parte, professor Maurizio Bruni (Università degli Studi di Milano) in tema di compatibilità con il regime carcerario.
Di Martino si trovava ristretto nel braccio di massima sicurezza dell’istituto penitenziario lombardo ma, da pochi anni, non più in regime di 41 bis (“carcere duro”). Il suo arresto risale al 1994. I carabinieri lo rintracciarono ad Alassio (Savona), dove si era reso irreperibile per sfuggire all’esecuzione di alcune sentenze di condanna alla detenzione in carcere. Ricco e denso di episodi il curriculum criminale (rapine, estorsione, omicidi, associazione a delinquere di stampo mafioso) ben ricostruito da migliaia di pagine degli inquirenti campani. La sua capacità di comando e di organizzazione era ben nota negli ambienti criminali e non.
Il collegio di magistrati che ha esaminato il caso ha ritenuto, sulla scorta dei rilievi della difesa, di concedere la sostituzione della misura del carcere con gli arresti domiciliari.
Per l’avvocato Luigi Servillo si conclude una stagione di intenso lavoro, volta soprattutto a provare come o’ benzinaio, dopo i decenni trascorsi dietro le sbarre, non avesse alcun collegamento attuale e diretto con la criminalità vesuviana: “Mentre il mio assistito stava scontando la pena – dice il professionista, comprensibilmente soddisfatto per la positiva conclusione della vicenda seguita – è cambiata la società e sono mutate anche le dinamiche criminali dalle quali è completamente avulso il Di Marito”. “Ai giudici, peraltro – continua – ho fatto anche notare che, diversamente da ciò che accade nella maggior parte dei casi, nessuno dei figli, che astrattamente avrebbero potuto perseguire interessi poco chiari, ha invece intrapreso questo genere di percorso. Anzi entrambi conducono da tempo una vita irreprensibile e non hanno mai avuto problemi di sorta con le forze dell’ordine e, più in generale, con la magistratura”.
Il provvedimento di scarcerazione è avvenuto in base all’articolo 147 del codice penale (rinvio facoltative dell’esecuzione della pena). La misura è stata adottata non soltanto tenendo conto del quadro clinico complesso del detenuto ma anche, e soprattutto, della sfumata pericolosità sociale. Il tutto nonostante il parere negativo della Procura della Repubblica di Milano che, dal canto suo, riteneva che Di Martino potesse essere assistito bene all’interno della struttura di detenzione.
“Ha vinto lo stato di diritto – conclude l’avvocato – peraltro il mio assistito, nonostante la lunga detenzione che gli è stata comminata, ha sempre partecipato a tutte le attività volte alla rieducazione, conseguendo titoli di studio e varie competenze in più ambiti. Il che dimostra che se la struttura carceraria è attrezzata per questa finalità ci può essere un effettivo percorso di riabilitazione”.

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