Boscotrecase, raid vandalico in piazza Matteotti 

piantine-1Trafugate le piantine di piazza Matteotti. L’agorà antistante le vecchia stazione della Circumvesuviana – che nelle intenzioni del sindaco Pietro Carotenuto e dei suoi più stretti collaboratori – dovrebbe diventare una sorta di Polo della legalità ambientale con la sede di Libera e Legambiente al piano terra e la caserma dei carabinieri forestali al piano nobile – è finita nuovamente nel mirino dei soliti ignoti.

La notizia è stata resa pubblica dal Comitato Cittadino di Boscotrecase con un post su Facebook: “Hanno nuovamente rubato le piantine che il Comitato cittadino aveva messo a dimora in piazza Matteotti per abbellirla”. Il tutto, stando alla presa di posizione via web, sarebbe avvenuto “di giorno, dinanzi a cittadini in piazza e affacciati alle finestre”, ma “nessuno vede, nessuno sa. In attesa delle mai viste telecamere, una sola parola. Vergogna”. Nessuno, almeno secondo quanto emerge dal post, avrebbe mosso un dito per evitare che il blitz fosse portato a termine.

Il comitato cittadino di Boscotrecase è, da sempre, una delle organizzazioni più attive sul piano della promozione della cultura della legalità e del rispetto dell’ambiente. Iscritti e simpatizzati – la maggior parte impegnati nelle varie articolazioni della Parrocchia SS. Addolorata, e, dunque, “figli spirituali” del compianto don Giovanni Bosco Caraviello, recentemente scomparso – sono da sempre in prima linea per far crescere il livello culturale e la partecipazione degli abitanti di Boscotrecase alla vita pubblica.

Evidentemente il loro tentativo di smuovere le coscienze, attraverso il culto e la valorizzazione della bellezza (non si possono non ricordare l’impegno per tenere pulito l’ambiente ed i laboratori creativi realizzati sull’arte del riciclo dei rifiuti con la realizzazione di vere e proprio sculture ecologiche che hanno fatto capolino nella medesima piazza) ha dato fastidio. Di qui il raid vandalico, perché di questo si tratta, atteso che il valore del furto ammonta a poche centinaia di euro. Ovviamente, come si può agevolmente intuire, non è il danno economico che provoca dispiacere in chi, da tempo, si fa in quattro per il proprio paese, quanto piuttosto la circostanza che vi sarebbero dei testimoni che si sarebbero guardati bene dal denunciare l’episodio alle autorità competenti. Dal post, non a caso, emerge il disappunto per il fatto che l’impianto di videosorveglianza – che avrebbe permesso di risalire alla identità degli autori del raid – non è ancora disponibile.

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